YAMAHA NIKEN MY 2018 – La mia prova

Aahhahahah sacrilegio!!! Una moto a tre ruote!!! Non si può chiamare moto!!! E’ un obbrobrio!!! Un se po guardà, è brutta tremenda, non ha senso, ma che l’hanno fatta a fare… e via così.

Erano anni che aspettavo che qualcuno si decidesse a fare una moto del genere. ANNI. Soprattutto dopo aver battuto una bella boccata sull’asfalto francese nel 2014 (boccata però da cui nacque QUESTA riflessione), a causa di una bella striscia di sporco precisa precisa proprio in percorrenza di curva. Cosa questa che mi ha lasciato un certo timore nell’affrontare le curve, soprattutto a dx.

Avere due ruote anteriori, pensavo, potrebbe dare quella sicurezza in più per guidare maggiormente rilassati e, quindi, alzare anche la soglia del divertimento. Perché nessuno tira su un progetto di una moto, magari da turismo, con due ruote anteriori?

Ed alla fine qualcuno l’ha fatto… Alleuja!

Vediamo un po’…

ESTETICA

La Niken di fatto è “derivata” dalla MT09 ed in parte dalla Tracer, con cui condivide tutto il retrotreno ed una parte della componentistica (oltre al motore). Per cui l’estetica posteriore è quella. E sinceramente non dispiace.

L’anteriore è del tutto nuovo. Le due ruote (15”), il muso, il largo spazio tra le forcelle ed i passaruota (non penso di poterli chiamare parafanghi), manubrio, cupolino. Tutto. Ed a me (avrò forse uno spiccato gusto dell’orrido?) piace. Sarà che mi ricorda i mezzi dei film e cartoni di fantascienza… Ma a me piace proprio.

Ok, faccio un salto dall’oculista…

Di sicuro è qualcosa di nuovo. Su questo i dubbi sono pari a zero.

DA FERMI

Scordatevi un mezzo ENORME come ve lo aspettate. Non lo è. La parte posteriore alla fine è quella di una naked di media cilindrata e sedendosi sopra non si ha l’impressione che davanti ci siano due ruote.

Causa altezza (185 cm), sto leggermente incurvato in avanti. Ma la sella, sia per me che per il passeggero, è accogliente e comoda, più di quanto mi sarei aspettato. Le pedane non sono così vicine alla seduta per cui le gambe non risultano troppo piegate (lo stesso per il passeggero). Il manubrio è abbastanza largo ma, attenzione attenzione, la larghezza massima (che è proprio quella del manubrio) è di soli 3 cm maggiore della Tracer, 1.5 cm per lato. Poco o nulla, in pratica.

Le leve sono un po’ bruttarelle ma facili da azionare (il freno ha un mordente notevole), i comandi sul manubrio (Niken ha fari a led, cruise e quickshift solo a salire, di serie) sono assolutamente std. Complessivamente è un mezzo ben fatto.

Capitolo sospensioni anteriori: tanta roba. Ho partecipato alla prova organizzata da Yamaha Italia che, prima di partire, ci ha parlato un po’ del mezzo e, un po’ per questo un po’ per la guida, mi sono reso conto che il progetto e lo sviluppo di un’architettura del genere non sono per niente banali. L’unico dubbio è la manutenzione. In quel poco spazio c’è davvero tanta roba, un sistema intero che si muove di continuo, sollecitato in da e verso ogni direzione. La domanda sulla durata e sui costi di esercizio è più che legittima.

Finito di girarci intorno e di parlare con l’organizzazione, è tempo di andare.

Per info: la prova si è svolta a Rieti, dal parcheggio dello stadio fino in cima alla salita del Terminillo, and back.

IN GIRO

Prima raccomandazione fatta dai ragazzi di Yamaha: ricordatevi che questa è una moto e non sta in piedi da sola! A quanto pare, alcune delle persone che l’hanno provata si sono lasciate fuorviare dal nuovo tipo di avantreno e, arrivati agli stop o al momento della riconsegna, invece di mettere giù un piede o il cavalletto, hanno messo giù la moto. E leggenda narra anche di una coppia a cui era preso parecchio bene in quanto a pieghe e fluidità del motore e che si è ritrovata a fare un tornante in 5°… Facendo il fianco della moto contro un guardrail… Di fenomeni c’è pieno il mondo.

Messa giù la prima e prendendo bene la misura del gas, cerco di capire quale sia la reale inerzia di tutto il baraccone che c’è davanti che, ripeto, una volta saliti in sella sparisce dalla visuale. Zigzagando qua e là, si percepisce un po’ di “pigrizia” in più rispetto ad una moto “normale”, ma neanche poi tanto in più.

Iniziando la salita e prendendo di proposito qualche buca e tombino, si inizia ad apprezzare la differenza tra avantreno std e “bipede”. Se anche la moto si “scompone”, recupera l’equilibrio al volo. Il che si traduce in una spettacolare aderenza. L’angolo di piega massimo, dato da cui sono partiti per il progetto, è di 45°. Non poco. Non fa differenza prendere sconnessioni, sporco o altro a moto dritta o piegata: la confidenza che deriva dall’avere il sistema LMW (Leaning Multi Wheeler) permette di guidare tranquilli in qualsiasi situazione.

Scendere in piega è molto facile e le velocità di percorrenza sono da subito buone anche se si è appena saliti sul mezzo. Il meglio, a mio parere, si ottiene guidando fluidi, senza cercare di spigolare troppo.

La frenata, un altro punto parecchio sotto esame visto il peso non piuma, è promossa a pieni voti. Forse un po’ poco modulabile ma di sicuro non lunga.

In varie occasioni, con moto piegata, ho cercato di capire dove fosse il trucco: frenando, correggendo, dando gas ma… nulla! L’avantreno rimane piantato lì dove si mette, non si sposta di un millimetro. E allora sai che c’è? Non rimane che divertirsi abbestia!!!

Capitolo motore: davvero un bel giocattolino. Non sono uso al tre cilindri (ho sempre guidato bicilindrici) ma devo dire che questa unità non è male per niente. Già da regimi bassi gira molto bene, sempre pronta a riprendere senza strappare. Il tre cilindri è elastico al punto giusto e con una bella birra in alto. Peccato per il quickshift solo a salire ed azionabile dai 4000 giri in su.

Giro finito, si rientra. Col sorriso sulle labbra, però.

IN CONCLUSIONE

La Niken è uno S P E T T A C O L O vero verissimo!!! Divertente da subito, sicura, con una ciclistica unica ed un motore ottimo.

Erano anni che non guidavo qualcosa di così divertente ed innovativo. Che sia l’inizio di una nuova famiglia di moto?

A fine prova chiesi quali potessero essere gli sviluppi e l’idea di una GT, poi confermata all’EICMA, era già nell’aria. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

Una nota a margine: se ricordo bene le moto in prova erano 18, con 3 “guide”, uno da apri gruppo, uno in mezzo, uno in fondo. Alla partenza, conoscendo la mia andatura e soprattutto visto che era una prova, ho cercato di rimanere in fondo ma mi sono ritrovato in mezzo. E la gente, pur di passare, ha fatto di quei sorpassi che davvero era da levargli la moto subito e farli tornare a casa a piedi. La prova, dopo 32 nanosecondi, si è trasformata in un GP, tanto in salita quanto in discesa. Ma perché???

Buona Strada ed alla prossima!

BMW GS 1200 ADV – MY 2018

Dopo una prova breve e visto l’interesse suscitato, non potevo esimermi dal riprovarla, cercando di poterla tenere per qualche ora invece che per la solita mezz’ora. Alla fine ce l’ho fatta ed il risultato è che…

Nota: il modello in prova era la ADV Exclusive full optional. In pratica manca solo il contratto… Prova fatta con passeggero al seguito.

ESTETICA

Esteticamente, as usual, de gustibus. A me piace anche se ormai la linea è inflazionata. In questo settore di moto col becco ce ne sono uno zilione. Ma, almeno, lei è stata la prima.

Di sicuro, grazie ai vari led, faretti aggiuntivi, tubi e protezioni varie non passa inosservata. Nel complesso però poco da dire: la GS è così da anni. Qualche spigolo in più, lo scarico da una parte o dall’altra… Ma poco cambia.

DA FERMI

E’  G R O S S A  ed alta! Io non sono proprio piccolino (185 cm x 95 kg) ma la mole della ADV un po’ di rispetto lo chiede.

Da seduti c’è da fare attenzione: lo stacco da terra non è male ed il peso un po’ si fa sentire, anche se meno di quanto ci si aspetti. La prima sorpresa ce l’ho nello spostarla a motore spento: la massa è tanta ma, di contro, è veramente facile gestirla. Il baricentro basso aiuta e non poco.

Ovviamente chiave con transponder e display TFT: bella grafica, chiaro, nulla da eccepire. Anche il resto dei materiali e delle finiture mi pare di livello (con quel che costa, mi pare il minimo).

Il triangolo manubrio – sella – pedane è accogliente, correttamente distanziato. La posizione in sella è comoda, molto comoda, così come lo è la seduta (anche per il passeggero). Non necessito di alcuna regolazione.

Il plexi non mi pare altissimo: largo sì, non impatta sulla visuale. L’impressione è che però proteggerà poco dall’aria nella zona testa.

Come su altri modelli, il manubrio e soprattutto la zona della manopola sx sono ormai diventati un vero e proprio ponte comandi. Per la verità, qualcosa si trova anche a dx (tasto selezione mappature). Il tutto è ben fatto, chiaro e facilmente accessibile anche con i guanti.

Lo stesso per le leve: son proprio lì dove dovrebbero essere, facili da raggiungere e morbide da azionare.

Faccio un paio di prove di movimenti da fermo, giusto per prendere confidenza con le distanze delle pedane, del manubrio e dello spazio disponibile in sella, controllo gli specchietti (non grandissimi) e si va.

IN GIRO

Con un filo di gas la moto scivola via che pare elettrica. Davvero, non trovo altri aggettivi. Basta realmente un filo di gas per dimenticarsi di peso e dimensioni che però sono ancora lì, proprio sotto di me, ed andare. Ma andare dove? Ecco, la secondo cosa che recepisco è questa: alla fine puoi andare ovunque. E’ vero che adattandosi si può fare tutto con tutto (c’è gente che va in Ciao o Vespa a Caponord, chi va per sterri con la Panigale e chi va in pista col 21” davanti) ma salire e guidare la GSsona ti dà proprio l’impressione di allargare, immediatamente, il raggio d’azione che hai.

Il percorso che ho scelto per la prova è simile a quello su cui ho provato la KTM 1290ADV S (mi interessano entrambe, volevo un terreno di prova quanto più possibile simile, qui trovate la prova della K) per cui inizio con un po’ di città, un po’ di strada verso i monti (quindi guidato di varia natura), e poi la salita verso il passo dell’Abetone.

In città si gira bene. Come detto, con un filo di gas la moto non sembra essere così pesante. C’è da fare attenzione ma non più che con altri mezzi dello stesso tipo. Il continuo parti-ferma dovuto al traffico viene assorbito bene dalle sospensioni, così come buche, tombini e tutto il resto. Se girare in città con la GSsona è già una pacchia così… come sarà il resto???

Finalmente riesco ad uscire dal groviglio di traffico, rotonde e menate varie cittadine ed inizio ad andare verso i monti, dapprima percorrendo una statale dove riesco a dare un po’ più di gas e provare il quick shift. Motore c’è. PUNTO.

Primo compito: riprendere da regimi bassissimi, in 6° marcia, senza uno scossone. Fatto e con risultato “manco fosse un quattro cilindri”. Avevo già provato altre GS in passato ma questo 1200, nonostante pare sia più rabbioso dei suoi predecessori, è decisamente fluido. Se vuoi viaggiare e dondolarti a velocità basse, col motore che gira sornione, lo puoi fare. Per poi ripartire senza usare il cambio.

Però se il cambio lo usi, con o senza frizione, e dai una bella manata di gas… Beh… Coppia e motore ci sono e si sentono! Sotto tutti i punti di vista, sia quello della velocità che sale rapidamente sia sotto quello del rumore che, anche se ad urlare è lo scarico di serie, è proprio un bel cantare!

Finito il tratto dritto della statale, inizia la parte che sale costeggiando il fiume. Qui la strada si fa un po’ più guidata. Ed anche in questo caso la GSsona fa proprio quello che ci si aspetta: grande percorrenza, facilità di inserimento in curva, ripresa in uscita spettacolare. Il manubrio largo non infastidisce ma anzi aiuta negli spostamenti. Non sembra neanche la moto che avevo visto poco fa ferma al concessionario, con una mole oversize ed un serbatoio degno di uno Scania. La puoi guidare in scioltezza, con traiettorie rotonde e guida rilassata (e secondo me questo è il modo migliore per godersi questo mezzo) oppure puoi dare del gas (per quanto io ne sia poco capace) ed essere più aggressivo. Impostando motore e sospensioni in modo corretto, il carattere complessivo cambia e ti godrai il percorso allo stesso modo. Trasformismo motociclistico odierno… e qualità intrinseche del boxer.

Ora non rimane che iniziare la salita vera, anche in questo caso con vari tipi di percorrenza, ed una cosa che ancora non ho affrontato e che son proprio curioso di vedere che emozione mi darà: i tornanti. E niente… Che siano in salita (all’andata) o in discesa (al ritorno, visto che ho fatto lo stesso tracciato per motivi di tempo) poco importa, il comportamento dinamico non cambia e la GSsona si conferma una grande moto.

Unici “intoppi”: cambio elettronico e plexi. Quest’ultimo non ripara come mi sarei aspettato, almeno per chi è alto come me. Aria all’altezza della testa (diciamo dagli occhi in su) e turbolenze ad altezza spalle sono avvertibili. Il quickshift non mi ha fatto impazzire. E’ il secondo BMW che provo (l’altro è stato quello di una XR, tempo fa) e mi pare che entrambi abbiano lo stesso difetto: tendono ad impuntarsi. Usando la frizione i problemi stanno a zero, l’azionamento è morbido e preciso. Ma visto che si parla di elettronica ed anche il quickshift sta diventando una di quelle robe mai-più-senza, questo sinceramente non l’ho trovato all’altezza di mezzi di altre case (tipo KTM, secondo me ben superiore).

Calore e vibrazioni assolutamente non fastidiosi.

Rientro al conce dove la calca della gente è lì che guarda la novità: GS1250. Magari più avanti proverò anche quella (la colorazione HP a mio avviso un se po guardà).

IN CONCLUSIONE

E’ un gran mezzo. Senza se e senza ma. Grosso, sì, ma parimenti divertente, comodo, sorprendentemente facile da guidare. Se dovessi fare un paragone, mi verrebbe da dire che guidare la GSsona è come entrare in un negozio di cristalli a cavallo di un elefante, girarlo tutto, non rompere nulla, pagare, ed uscire.

Ecco… pagare… C’è una sola cosa più grossa della GSsona: il suo prezzo. Per il modello che ho provato servono 24.000 monete da 1€, moneta più o moneta meno. E poi c’è da metterci navigatore e bagagli (volendo… ma se non mettete i bagagli su una moto così che la prendete a fare???).

Alla fine… the question is… Ma li vale davvero tutti ‘sti soldi? No, almeno secondo me. E’ un grandissimo mezzo ma per quello che dà sono convinto che potrebbe costare qualche mila € in meno. Magari un buon usato o un’aziendale possono avere senso; il prezzo del nuovo secondo me è fuori target. Faccio il ragionamento, al contrario, di quello fatto per la KTM: se non ci fosse scritto BMW GS sul serbatoio, ma qualcos’altro, il prezzo sarebbe ben diverso. Però si sa, il valore del marchio conta.

La comprerei/comprerò? Ero partito con un sì deciso ma a fine prova forse c’è qualcosa di meglio. Non dico “un mezzo migliore”, ma migliore per me. E visto che pago io…

Alla prossima e Buona Strada!

KTM 1290S – La Mia Prova

KTM 1290S

Ave popolo.

Avevo già provato questa moto qualche tempo fa e mi rimase, sinceramente, indigesta. Mi era sembrata scorbutica, soprattutto ai bassi regimi, e non particolarmente comoda per viaggiare.

Riflettendo poi sulle condizioni della prova fatta (troppo traffico e tragitto troppo breve) mi ero ripromesso di riprovarla in condizioni migliori. E così, fortunatamente, è stato per questo secondo test durante il quale ho potuto percorrere circa 200km su un tracciato vario.

Ecco quanto mi sento di dire.

Nota: il mezzo provato aveva alcuni optional già montati/installati. Scarico Akrapovic, barre laterali basse, selle riscaldate, staffa porta cellulare, HHC (Hill Hold Control, ovvero partenza assistita in salita), Quickshifter+ up&down (cambiata senza necessità di uso della frizione, con gas aperto o chiuso), chiave transponder (non so se sia di serie o meno), MSR (Motor Slip Regulation, ovvero controllo della coppia in fase di rilascio) ed un po’ di ergal.

Estetica

A me piace e tanto, soprattutto nella colorazione bianco-arancio. Il primo contatto durante l’EICMA del 2016 (se ricordo bene l’anno) mi scatenò un innalzamento del tasso ormonale come non succedeva da tempo e, visto che mi stavo guardando intorno per sostituire la mia Multistrada 1100S, pensai che sì, la prossima sarebbe stata quella.

L’aspetto è decisamente inconfondibile: spigoli e linee non sono il solito “già visto” con becco et similia. Mi piace davvero tanto ed anche dal punto di vista qualitativo mi sembra davvero ben fatta.

Per me, sotto questo punto di vista, è promossa a pieni voti. Di tutte le K austriache attualmente in produzione, questa è quella che mi piace di più.

Da fermi

Nota: sono alto 185cm e come peso sono sui 95 (spero in calo…).

La sella, almeno con le selle riscaldate, non è proprio bassa. Tocco con entrambi i piedi ma non con la pianta intera. Un po’ per l’altezza della sella, abbastanza alta, un po’ per la larghezza della seduta.

L’impressione, a differenza ad esempio delle Ducati Multistrada (in garage al momento ho una MTS 950), è quella di essere seduti “sopra” la moto e non “dentro” la moto.

Il triangolo manubrio-sella-pedane è posizionato correttamente. C’è spazio per stare comodi, con le gambe non particolarmente piegate. Il manubrio mi è parso un po’ lontano, tanto che inizialmente per avere una buona posizione con le braccia, dovevo stare leggermente piegato in avanti. Difficile capire se si tratti di abitudine derivante da una posizione di guida diversa sulla mia MTS o se effettivamente è un po’ troppo avanti. Problema comunque risolvibile facilmente visto la possibilità di regolazione.

Specchietti non tanto grandi ma che danno comunque un’ottima visuale.

Il plexiglass, almeno per la mia altezza, non impatta sulla visuale.

La sella è abbastanza comoda e permette anche di muoversi. Quelle riscaldate (optional a mio avviso inutile, dopo capirete perché), visto il materiale con cui sono fatte, hanno un buon grip.

Comandi: facilmente accessibili (anche con i guanti) ed intuitivi. Accanto alla manopola sinistra ci sono tutti quei simpatici pulsantini che ti permettono di accedere ai vari (varissimi!) menù per controllare tutta la (veramente importante) parte elettronica, ottimamente visualizzabile sul mega display.

In poche parole: tutto molto ben fatto e distribuito.

Dopo un po’ di spiegazioni, soprattutto relative a come si fa benzina, alle varie mappature di motore, sospensioni e “carico” (solo pilota, pilota e passeggero, con o senza bagagli), è il momento di partire.

In giro

Nota: il percorso è stato Lucca – Bagni di Lucca – Abetone – Passo Radici – San Pellegrino in Alpe – Castelnuovo Garfagnana – Porcari – Lucca.

Dopo aver dato ancora un’occhiata al quadro di comando (non finirò mai di dire quanto è bello), accendo. Il rombo, con Akrapovic on, è veramente godurioso. Niente a che vedere con quella vocina da bimbo petulante che ha lo scarico originale. Mi verrebbe da dire che questo sia un “optional obbligatorio” perché secondo me questa moto, con lo scarico originale, davvero un se po sentì.

Giù la prima e via. Il primo tratto, volutamente e necessariamente, è in città. La prima cosa che noto, come detto, è la lontananza del manubrio dal corpo. Non un difetto, sia chiaro; forse più abitudine che altro ma non è un problema.

Avverto subito tre cose: la sensazione di controllo del mezzo, il grande motore, il grande caldo. Nonostante si sia seduti “sopra” e non “dentro”, la 1290S è veramente una bicicletta. Facile da guidare, segue la traiettoria impostata con zero sforzo. Il motore trotta pacioso a regimi bassi, senza scossoni e senza necessità di cambiare marcia frequentemente. Il caldo arriva subito… ma subito subito! Lo scotto da pagare per avere 160CV (o 145… o quanti sono… comunque tanti) a disposizione, con normativa Euro 1000. Da qualche parte il caldo si deve mettere.

Capitolo frizione e cambio: semplicemente meravigliosi! La frizione è burro ed in più è molto molto modulabile. Il cambio è sempre preciso, con passaggi di marcia molto vicini ed azionamento per niente duro. Il quick shift poi… Un giocattolino veramente spettacolare. Non si è mai impuntato, come invece successo su altri mezzi, indipendentemente dalla velocità e dai giri motore. A salire l’intervento si sente un po’ a scendere invece sembra quasi di cambiare usando la frizione manuale.

Finalmente esco dal traffico ed inizio a salire verso i monti, riuscendo ad allungare un po’ ed avere qualche curva degna di tale nome.

Sia chiaro: non sono uno smanettone né uno che fa piegoni. Di solito i moscini non li tampono, mi tamponano…

Salendo verso l’Abetone, il percorso è abbastanza vario e mi permette di provare la K su curve di varia raggiatura. In tutti i casi, la traiettoria viene rispettata al millimetro e dando gas, in qualsiasi marcia e regime, la moto ti spara fuori dalle curve senza protestare. Pura goduria! La facilità nei cambi di direzione è spettacolare, si passa da destra a sinistra senza alcun tipo di problema e senza sentire il peso della moto (che comunque è sopra ai 200kg, non proprio un Ciao).

In un paio di occasioni, grazie a qualche Sunday driver e/o omino col cappello, ho necessità di frenare di brutto. E niente, anche in questo caso la K è rigorosa: non si scompone, l’avantreno affonda il giusto, tempo e spazio di arresto sono molto buoni.

Giocando un po’ con le varie mappature disponibili, si sente quanto buona sia l’elettronica che gestisce tutto il parco giochi (perché di questo si tratta… un parco giochi con le ruote!). Il comportamento rimane sempre rigoroso e quando metti il motore su SPORT… beh… avrebbero fatto meglio a scrivere “Ready to Fly” invece che “Ready to Race).

L’allungo, in qualsiasi mappatura, sembra non finire mai così come pare non avere importanza la combo “giri motore – marcia”. Riprende da 2.000’/min, circa, in 6° marcia, senza scomporsi. Impressionante.

Stessa cosa per le sospensioni: le differenti “anime” che albergano dentro le WP si sentono ed il bello è che non litigano tra di loro. Per avere un cambio di risposta, più o meno rigido e quindi più o meno turistico o sportivo, bastano pochi click “elettronici” e via.

In pratica, con tre settaggi ti puoi letteralmente cucire la moto addosso.

Protezione dall’aria so and so. In faccia non si sente tantissimo ma ci sono delle turbolenze un po’ fastidiose all’altezza del busto; lo stesso le spalle, abbastanza esposte.

In conclusione

Una moto totale, adatta sia al turismo che al puro al divertimento (forse più a questo che ad altro) da soli o in coppia. Veramente un equilibrio esagerato sotto tutti i punti di vista.

Elettronica sopraffina, motore spettacolare. Unico vero neo: il calore del motore.

Considerazione personale: visto il rapporto qualità/prezzo (a parità di allestimento, la 1290 costo MOLTO meno delle concorrenti), sono convinto che sul serbatoio ci fosse un altro marchio (ad esempio BMW), questa moto venderebbe MOLTO di più.

Come scritto in un altro report (Ducati Multistrada Enduro, qui), LA domanda, atavica, è sempre la stessa: c’è bisogno di tutto ciò per andare in giro? NO. C’è bisogno di tutto ciò per divertirsi? NO. C’è bisogno di spendere così tanto, oggi, per andare in moto? NO. Chi la compra la userà davvero al pieno delle sue potenzialità? NO.

Ma certi ruzzini aiutano in quanto a sicurezza e, why not, anche in ambito gusto di guida.

Alla prossima e Buona Strada!

 

Multistrada Enduro – La mia prova

Ave popolo.

Contestualmente alla prova della Multi 950 (qui la prova http://marietto.info/?p=72) ho provato anche la sorellona enduro. Era lì pronta, pareva brutto non farlo…

Estetica

Anche in questo caso, family feeling abbestia… Ancora di più con la 950 con cui condivide il posteriore. Leggermente diversa tutta la parte del serbatoio vista la presenza di “pannelli” di alluminio che la caratterizzando decisamente. Oltre, ovviamente, ai cerchi a raggi.

Per il resto, Multi è e Multi rimane. Impressionante la vista da dietro dove il vitino da “vespa” (l’insetto eh…) sfocia in un serbatoio da “maggiorata”. Fosse una ragazza, sarebbe una cosa tipo 120 – 60 – 80. A chi piace, a chi no. Vedete voi (e non me ne vogliano le gentil donzelle per il paragone).

A me, di tutto il lotto (Enduro, 950, 1200 Stradale) è quella che piace di più. Serbatoio a parte che potrebbe essere anche più piccolo. Ma si sa, nel deserto le pompe per fare rifornimento non si trovano dietro ad ogni duna…

Da fermi

Premessa doverosa: sono alto 1,85 e peso sui 95 (non sono calato, anzi…). Prova, anche questa, fatta mit zavorrinen on board.

E’ alta. Poco da dire. Sta moto è proprio alta. Le dimensioni ci sono e si vedono. Tocco in terra tranquillamente, sia chiaro. Ma secondo me sotto 1,80 c’è da stare attenti nelle manovre a bassa velocità.

La posizione in sella è comunque comoda, sia per me che per il passeggero. Il triangolo sella – manubrio – pedane è corretto, non si è troppo affossati o lontani dai comandi e dal ponte di comando.

Perché in questo caso di un vero e proprio ponte di comando si tratta. Il TFT, una volta che si accende, inviterebbe a mettere gli occhiali 3D e cercare il secchio dei pop corn. Ci sono talmente tante voci e possibilità di regolazioni che, a dar retta, bisognerebbe prendere una settimana di ferie solo per capire come si fa, prima ancora di girare la chiave. Oh… pardon… qui la chiave non si gira. E’ col transponder.

Fa che il caldo del deserto non faccia saltare manco un fusibile.

Comandi azionabili agevolmente anche con i guanti invernali e tutto facilmente raggiungibile.

In giro

Si va? Certo che si va.

Il rombo del motore è spettacolare, mi piace un sacco. Fatti 300 mt dal concessionario metto in Sport (sborone, manco mi riuscisse…).

Prima nota assolutamente positiva: per quanto è grossa la moto, tanto è maneggevole in movimento e con un filo di gas.

Purtroppo la prova durerà pochi minuti e quindi devo fare le cose un po’ di corsa. La prima curva che faccio è una rotonda e rimango letteralmente impressionato dalla rigorosità dell’avantreno. Impostata la traiettoria, si pianta lì e non si muove di un millimetro, trasmettendo una sicurezza unica durante la percorrenza.

Appena uscito dalla rotatoria ho un rettilineo di oltre un km, con traffico zero. Vediamo un po’ questo motore che dice…

Dice che se dai troppo gas non c’è accelerazione ma direttamente il balzo nell’iperspazio! Vengo da un 2V con 95 CV e quindi penso sia plausibile la meraviglia ma qui si esagera davvero! Faccio appena in tempo a tirare un occhio al tachimetro appena dopo l’ingresso nel rettifilo, leggendo 70 km/h, aprire il gas in modo deciso (terza marcia), sentire che il rombo tranquillo diventa un ruggito, mettere la quarta e lasciare aperto, riabbassare un attimo lo sguardo e leggere 120 ed oltre. OK, basta. Chiudo e rallento. Non penso siano necessari commenti.

Altra rotonda, fatta di nuovo in modo impeccabile in III a filo gas, rettilineo a 70 all’ora col cruise (l’ho voluto provare… simpatico) e poi via a fare quelle tre-curve-tre che posso fare causa tempo e zona industriale fuori da percorsi guidati.

Non penso ci fosse da aspettarsi niente di meno che un mezzo che le curve le fa in assoluta tranquillità, nonostante la mole. L’elettronica c’è e si sente: le sospensioni e l’assetto tutto è roba da sturbo. Davvero complimenti. Imposti la traiettoria e li rimane, acceleri e risponde tranquillamente, vuoi trotterellare e non ci sono problemi. Grandissimo mezzo.

Tristemente rientro.

Lato passeggero: seduta e pedaline comode e ben posizionate. Un commento mi è piaciuto più di altri. Una roba tipo “mancano gli sportelli”. E non era detto in senso positivo. Ovvero è un mezzo talmente “perfetto” che il piacere di viaggiare come passeggero è troppo mitigato. Cosa invece non successa sulla 950.

In conclusione

Il top del top. PUNTO.

La domanda, atavica, è sempre la stessa: c’è bisogno di tutto ciò per andare in giro? NO. C’è bisogno di tutto ciò per divertirsi? NO. C’è bisogno di spendere così tanto, oggi, per andare in moto? NO. Chi la compra la userà davvero al pieno delle sue potenzialità? NO.

Però se avete intenzione di cambiare moto ed avete un budget (molto) alto, mettetela nella lista delle moto da tenere in considerazione.

Multistrada 950 MY 2017 – La mia prova

Ave popolo.

Dopo aver fatto i 40 ed aver ricevuto un importante riconoscimento (diploma di merito come tester eccezionale di motocicli in concessionaria) e soprattutto in previsione del cambio moto, non potevo esimermi dall’approfittare dell’Open Weekend Ducati per entrare in contatto con quella che potrebbe essere una valida sostituita della mia FranKa (Multi 1100S). Ergo sabato e domenica 11 e 12 febbraio sono andato a provare la neonata Multi 950.

Sotto, se vi va, ho messo in fila 4-5 parole per descriverla un po’.

Estetica

Family feeling abbestia… Difficile non capire che si tratta di una multi, anche a colpo d’occhio, un po’ più difficile che si tratta della 950. L’anteriore, fatto salvo per la ruota da 19”, è quello della 1200 stradale, il posteriore, dalla sella del pilota (esclusa) in là e sempre fatto salvo per la ruota, è la copia della 1200 enduro.

Quindi, molto semplicemente, se piace la Multi 4V, piacerà anche questa.

Mi è sembrata ben fatta e ben rifinita. Le uniche cose che fanno un po’ “povero” (per quanto possa essere “povera” una moto da cca 14.000€) sono i cerchi e l’azionamento della frizione (a filo).

Per i cerchi una soluzione magari colorata diversamente e con un disegno un po’ più accattivante, secondo me, non avrebbe guastato. Per la frizione… boh… che ne so… faccio un altro mestiere, non il progettista o designer di moto ;)

Ovviamente il lato estetico è de gustibus, sia chiaro.

Per me promosso con riserva sui cerchi.

Da fermi

Premessa doverosa: sono alto 1,85 e peso sui 90 (spero in calo… ma questo è un altro discorso). Prova fatta mit zavorrinen on board.

Dimensioni generali ed altezza sella non sono esagerate. Le gambe, una volta appoggiati i piedi sulle pedaline, sono abbastanza piegate; pedale freno e cambio posizionati correttamente. Comoda anche la posizione del passeggero.

La conformazione della sella permette una seduta comoda, non intralcia i movimenti e l’allungamento delle gambe verso terra. Anche quella del passeggero è risultata comoda e non liscia, ergo non si scivola avanti e indietro.

Manubrio largo ma non troppo, plexi che non intralcia la visuale (anzi… sarebbe meglio un po’ più alto perché in posizione max alzata il vento mi arriva in faccia). Pulsanti grandi abbastanza per essere usati con i guanti invernali.

Strumentazione e pulsanti sono chiari e comodi nell’utilizzo. Cruscotto a cristalli liquidi (no TFT), con un bel set di informazioni facilmente raggiungibili.

In giro

Non rimane che partire.

Il sabato ho fatto un giretto di “conoscenza”, il tipico da 15”; è bastato però per mettermi abbastanza curiosità e quindi chiedere la possibilità di una prova più lunga e soddisfacente. Fortuna ha voluto che la domenica mi potessi togliere la curiosità.

Partiamo dal sound: ottimo. Mi piace proprio un sacco. Sarebbe ancora più interessante sentirlo con gli scarichi del pacchetto Sport (mi pare siano si quello) ma direi che è ottimo anche così.

Le impressioni sulle dimensioni sono tutte confermate, arrivo bene dappertutto; forse la sella std, per uno della mia stazza, è un po’ bassina. Stesso discorso per il passeggero, tutto in ordine. Unica nota negativa: il maniglione. Non dico la distanza dalla sella (la comodità in tal senso dipende molto dalla lunghezza delle braccia) ma la sua forma: è “pseudo” triangolare e di sicuro non facilita la presa, oltre che dare fastidio, alla lunga. Problema risolvibile usando la gomma adesiva che si mette sull’impugnatura delle racchette, ad esempio. Ma per la progettazione/costruzione penso si sia badato più all’estetica che al reale utilizzo.

Capitolo frizione (a filo): c’è un po’ da farci la mano ma non è malaccio. In partenza è necessario fare attenzione per evitare impacci ma una volta in movimento non ho avuti problemi di sorta.

Cambio preciso e poco rumoroso, marce ben distanziate, pedalina lì dove deve stare.

Sì ma alla fine ‘sta moto come va? Va che è una bellezza. Sono partito con mappa Touring ed il motore è godibile davvero e (quasi) fin da subito. L’equilibrio generale è davvero ottimo; la ciclistica risponde sempre bene alle varie situazioni che si trova ad affrontare.

Nella prova lunga sono riuscito a fare un giro dal tracciato molto vario: statale, superstrada, città, piccolo tratto lungo monte, salita e discesa di un monte (Serra, per chi conosce). Mi sono trovato bene in tutte le situazioni: il motore è sempre pronto, sale di giri che è un piacere; gli ammortizzatori anteriori mi sono sembrati un po’ morbidi ma, essendo completamente regolabili, il “problema” è facilmente risolvibile. L’impostazione delle curve è facile ed immediata; l’avantreno è preciso ma non direi “rigoroso”. Quello della mia 1100S mi trasmette più solidità. Difficile dire se questo possa dipendere solo dagli ammortizzatori, dall’abitudine di un lungo utilizzo, dalle gomme, dal set up… Ma questo è quanto. Intendiamoci: la moto piega e curva senza alcun tipo di problema o incertezza. E’ solo quel “non so che” che andrebbe approfondito. Anche i cambi di direzione sono svelti e precisi. Serve solo un attimo per fare “l’occhio” alla ruota da 19″ per chi, come me, viene da anni ed anni di 17″.

Giocando con le varie mappature c’è da divertirsi veramente. La Urban setta la moto in modalità “auto tre cilindri”. Il taglio è netto, tutto subisce un down size pesante e povera lei… sembra soffrire. Anche il rumore che viene fuori sembra davvero una macchina a tre cilindri… scoppietta da far tenerezza, come se dicesse “scusa mi impegno ma proprio non ce la faccio”.

In modalità Touring e Sport il carattere è ben diverso. Grinta e cv ci sono e si sentono tutti; l’allungo e l’urlo fanno un sacco piacere. Unico neo: mi manca un po’ il “pompone”. La spinta poderosa che si ha con un bel 2V, ‘gnorante, qui non c’è. Architettura diversa, risposta diversa. Poco da fare.

Questo non vuol dire che non sia divertente, anzi. Me la sono proprio goduta e parecchio anche. Che tu passeggi o tiri, il motore c’è e non manca mai di rispondere all’appello. Se dovessi fare un paragone con degli atleti, il 2V potrebbe essere un centometrista, questo un duecentometrista (si dirà così?) ed anche di più. Gli serve leggermente più tempo per mettersi “in moto”, ma va alla grande.

Anche il freno motore è bello potente. In due, in terza/quarta marcia, a scendere il Monte Serra a gas chiuso, la moto accelerava poco o nulla.

Protezione dall’aria buona ma non ottima, per il busto; forse con il cupolino touring la cosa migliora.

Ultimi ma non meno importanti: specchetti. Visuale posteriore ottima!

In conclusione

Andate, provatela, ma occhio che secondo me se vi piace il genere questa è una di quelle moto da innamoramento facile. Tagliandi ogni 15.000, che male non fa; prezzo non modico ma in linea con le concorrenti.

Penso che Ducati abbia messo in casa un prodotto che venderà parecchio.

Sulla strada, uno sgambetto

Questa mi è venuta come riflessione dopo un po’ di cose vissute.

Sulla strada, uno sgambetto

Finalmente era ripartito. Nonostante tutto e nonostante tutti, aveva deciso di ripartire. Perché c’era ancora tanto da fare, cose da sistemare. La strada, insomma, era ancora lunga.

Come detto, stava di nuovo camminando. La meta era più che altro nella sua testa; intanto una serie di traguardi raggiungibili, senza però porsi una fine precisa.

L’importante al momento era andare e camminare bene.

Nonostante tutto e tutti, non si era arreso.

 

All’improvviso però uno sgambetto inaspettato, potente e, soprattutto, insensato, lo colse così alla sprovvista che, per non cadere del tutto, dovette appoggiare non una ma entrambe le mani per terra.

Un nuovo stop.

Si voltò per capire cosa fosse successo e con sorpresa, forse neanche tanta a guardarsi dentro per bene, vide che lui era di nuovo lì.

Non aveva niente di particolare, neanche dei lineamenti ben definiti. Ma due cose lo descrivevano sempre: mani in tasca e sorriso di scherno. Quello sì, sempre.

Senza aspettare che aprisse bocca per primo, chiese:

“Ancora?”

“Certo. Che pensavi?”

“Di poter percorrere questa strada non dico a gratis, quello no, ma almeno in modo tranquillo. Per quanto tranquilla possa essere questa strada.”

“Eh no caro mio. Perché dovrebbe essere così, scusa?”

“Perché ne avevamo parlato. E se non ricordo male avevamo trovato un accordo. O no?”

“Sì. Ma le cose cambiano.”

“Era possibile avvisare senza usare questi metodi. O no?”

“Certo, sì. Ma perché farlo quando posso NON farlo? Guarda cosa c’è scritto in terra.”

Abbassò lo sguardo e vide di nuovo quella scritta, Illusione, che già altre volte aveva visto percorrendo quel tragitto.

Aveva supposto di aver superato quel punto ma, evidentemente, si sbagliava.

A vedere la sorpresa dipinta sul suo visto, il sorriso beffardo che descriveva “Uomo” Col Sorriso si allargò ancora.

 

“E quindi? Ora che facciamo?”

“Ah beh. Questo non è un mio problema.”

“E se mi fermassi qui?”

“Oh… Lo sappiamo entrambi che non lo farai.”

 

Vero.

 

“E allora? Che si fa?”

“Oh… Io ti osserverò, come sempre. Te camminerai, come sempre. O no?”

“Sì.”

“Bon. Allora inizia ad alzarti va, che è meglio.”

 

Così fece. Ma non lo fece perché lo aveva detto lui. Lo fece perché nonostante tutto e tutti era l’unica cosa giusta da fare.

 

“Ok, riparto. Vado e camminerò come ho sempre fatto. Ma le cose cambieranno.”

“Sicuro?”

“Oh sì. Perché puoi fare quello che vuoi ma non puoi decidere come e quanto devo camminare.”

“E allora?”

“E allora le cose cambieranno.”

“E’ una minaccia?”

“No. Una promessa.”

Non aspettò un’altra replica di ‘”Uomo” Col Sorriso e partì. Pian piano, ma ripartì. Sicuro che lui, o chi per lui, si sarebbe di nuovo fatto vivo e che qualcosa, più avanti, sarebbe cambiato.

 

“In fin dei conti” – pensò – “gli incroci nelle strade, prima o poi, ci sono.”

E questa volta il sorriso spuntò sul suo di viso.

Ripartenze autunnali

Autunno.

Mentre la natura si fa bella in attesa del letargo invernale e mentre molti sospendono l’assicurazione delle proprio motorette, mettendole sui cavalletti e coprendole, io riparto.

Sono caduto a luglio mentre ero in giro in Francia, in vacanza. Ed a questo giro mi sono rotto (fisicamente, intendo). In particolare, rotto lo scafoide del piede destro (ammetto candidamente che non sapevo di avere lo scafoide anche ai piedi…) e quasi rotto il legamento del pollice della mano destra.

La caduta è stata “stupida” e comune: una scivolata in curva per colpa di un po’ di ghiaino sparso in carreggiata. Perso anteriore e giù per terra.

Il resto è fatto di ambulanza per l’ospedale, una visita (con tanto di rx a mano e piede) che definire completamente sbagliata è poco, visto che mi hanno mandato via con una pacca sulla spalla ed un “non c’è niente di rotto”, taxi, albergo, rientro in furgone, vacanza finita, quattro settimane di gesso, fisioterapia; solite cose via.

Il resto però è anche una riflessione sul perché son caduto (anche colpa mia o solo dello sporco?) ed una domanda: ripartire?

Le risposte sono arrivate: caduto solo per colpa dello sporco? No.

In quello stesso punto sono passati, prima di me, quattro amici (e non finirò mai di ringraziare loro e tutti gli altri che erano con me e che mi hanno supportato e sopportato in quei momenti ed anche dopo, oltre a chi si è fatto tutto il viaggio a/r per venirmi a prendere) e nessuno, oltre a me, ha avuto problemi. Quindi qualcosa ho sbagliato.

Cosa? Facile: non ho visto lo sporco che era in terra. Se lo avessi visto, avrei affrontato la curva in modo diverso, magari fatto un piccolo dritto visto che la situazione e la velocità la consentivano, o fatto una traiettoria diversa, tirato un sospiro ed un impropero, ma non sarei caduto. Non è andata così e devo accettare la cosa per come è andata.

Ripartire? Eh… Questo è un po’ più tosto.

Sono passati quasi quattro mesi dall’incidente, con sei settimane di stop completo e due mesi a fare fisioterapia. Non posso dire di essere al 100%; non è così e penso, a occhio, che il “nuovo 100%” sarà un po’ diverso dal precedente. Ma va bene (anche) così. Però posso guidare. Ed anche la moto è a posto.

Allora si va. I dubbi ci sono ma devo capire se solo sono una scritta sulla lavagna fatta col gesso e basterà uno straccio a toglierli o se, invece, sono qualcosa di più pesante per cui magari ci sarà da vedere la situazione in modo diverso.

Ma se non provo non posso sapere.

 

Ritiro la moto in officina: è semplicemente bellissima. E’ vero… Ogni scarrafone è bello a mamma sua. Ma per me è bellissima. Tirata a lucido, con qualche pezzetto nuovo nuovo, controllata da capo a piedi (forse sarebbe meglio dire da telaio a forcelle).

 

Lei è pronta. Io devo ancora capirlo.

 

Il primo step sarà riportarla a casa. Pochi km, poche curve ma da qualche parte si deve ripartire.

Chiave, on, motore: il rombo vien su che è un piacere e le sussurro un “Bentornata”, che ci sta proprio bene.

Salgo e finisco di sistemarmi. Ok, ci siamo. Prima giù e go!

Ho il cuore a mille, me lo sento letteralmente in gola. Non so se sto girando più alto io o la moto. Ma tant’è: ci siamo, stiamo ripartendo.

Piano piano, mi avvicino verso casa. La strada è libera, per fortuna; il cuore sta iniziando a calmarsi. Ho bisogno di sentire però che lei è con me per davvero, che fa quello che dico io. Sul dritto e visto che non c’è traffico, mi metto a zigzagare, come se volessi scaldare le gomme. Ma non è quello che sto facendo: a modo mio, sto parlando con lei, le sto chiedendo come va, le sto dicendo quanto tempo è passato, le sto chiedendo scusa per la botta e per tutto il resto.

Pian piano mi ritrovo ad usare i tombini come se fossero bandierine su una pista ed io uno sciatore. Stiamo tornando. Ed il sorriso, non sono sulla bocca, mi pervade: mi sto di nuovo divertendo come un bimbo.

Il primo step è finito, sono al cancello di casa. Porto Franka al coperto e la guardo, la guardo e la riguardo ancora. La saluto abbracciando il serbatoio. Malato di mente. Volete una risposta sincera? Forse. Un commento? Chissene.

 

Sabato mattina. Sole. Ok, go. Improvviso un tracciato che mi permetta di fare un po’ di curve: Montecarlo – Pescia – Vellano – Macchino. Poi su verso San Marcello Pistoiese and back scendendo la Lima.

Ed il giorno dopo stesso programma, cambiando tracciato e (ri)visitando la Val di Cecina.

 

Sole, curve, paesaggi toscani. Uno spettacolo davvero.

 

Allora?

 

Ho guidato concentrato su di me. Come detto, avevo bisogno di capire com’ero messo. Il risultato è che fisicamente posso dire di essere a posto. Il piede regge bene, mi fa solo un po’ male quando mi fermo dopo un po’ di chilometri: tenendolo sempre nella stessa posizione, quando scendo ed inizio a camminare si fa un po’ sentire. Ma niente di che.

La mano è un po’ più sollecitata ed ogni tanto mi lancia qualche scossetta come a dire “guarda che ci sono anche io”. Ma non ci sono problemi.

La testa beh… C’è da lavorarci un po’. Non riesco a curvare come facevo prima, soprattutto a destra. Mi viene da affrontare la curva in modo molto guardingo e controllando se ci fosse dello sporco, non guido fluido, vado un po’ a scatti. Diciamo che mi mancano un po’ di “automatismi”. Ma le sensazioni sono buone.

Ennesima domanda: ne vale ancora la pena? Sì, zero dubbi. La voglia c’è, non è passata. Ho ancora tanto mondo da vedere a bordo della mia motoretta. Non saranno la Francia ed il suo ghiaino a fermarmi.

 

Il segno sulla lavagna era scritto col gesso, sì. Ma lo straccio non ha tolto proprio tutto.

Mi toccherà gommare la lavagna a forza di chilometri.

 

Avanti!

 

Buona Strada!

In e la Moto – Ieri, oggi e domani

Giorni di recupero post piccolo incidente. Giorni di letture e riflessioni.

Quello che segue è uno dei tanti pensieri che mi sono venuti e che sono sicuro non saranno condivisi da tanti di noi motociclisti.

Tra le varie cose, sono riuscito a leggere il numero di maggio di Motociclismo, dove è pubblicato il confronto/test di alcune endurone di ultima generazione.

Mi ha colpito da questo passaggio (pagg 80 e 82):

“[la Suzuki V Strom 1000] Ha le dimensioni, il peso e le prestazioni più vicine alle esigenze del motociclista “normale” e questo la rende straordinariamente piacevole. Sempre. Le perdoni tutto, anche quando in autostrada ti restituisce qualche vibrazione e qualche fruscio di troppo. Perché non ispirarsi a questo riuscitissimo progetto per avviare una generale inversione di tendenza? Se le maxienduro non dovessero più essere opulente nelle dimensioni, sfarzose nell’allestimento e incontenibili nel prezzo, guardate che noi mica ci restiamo male.”

 

Eh no appunto, non ci restiamo male.

La memoria è poi corsa ad un grandissimo, Carlo Talamo, ed alcune sue parole che avevo letto (molto) tempo fa (fonte http://www.dueruote.it/notizie/news/in-ricordo-di-talamo):

Da quanto tempo avete smesso di parlare alla vostra motocicletta. Da quanto tempo non vi svegliate con la voglia di correre in garage. Da quanto tempo siete stanchi di cambiare una moto al mese. Di vedere sempre più cilindri e scritte strampalate. E strisce colorate. E plastica. E milioni di lire usa e getta. Da quant’è che vi arrabbiate ad ogni motolosalone. Da quanto vi manca una motocicletta. Viva. Vera. Diversa da ogni altra. Che se ne frega dei trecentoallora. E dei casello-casello. Che non è costruita per uccidere. Fermatevi per un istante a pensare. Forse è venuto il momento di tornare alle motociclette….”

 

Appunto. C’è davvero bisogno per gli utenti “normali” di moto così tanto… tanto… tanto?

 

Ho iniziato ad andare in moto non da ragazzino, era il 2002 ed avevo 25 anni. Ed ogni anno che passa, vedo che il mezzo moto si sta sempre di più “ingrossando”: potenze sempre più elevate, pesi sempre più grandi per le maxienduro e le touring (ovviamente succede il contrario per le supersportive e le naked), prezzi sempre più alti. Sempre più tutto.

Due cose fondamentali che compongono il trittico base di questa passione sono però rimaste invariate praticamente da sempre: l’uomo e le mete.

 

Andando in giro, mi sto rendendo sempre più conto che, alla fine, si possono fare le stesse cose con “meno”: per fare turismo non c’è bisogno di una motonave (basta una moto), per girare e divertirsi per strada 100 cv bastano e avanzano (a volte sono anche troppi), si gira bene anche senza avere 6000 sensori sulla moto. In conclusione, vale il detto “poca spesa, tanta resa”.

 

Sia chiaro: non voglio sembrare uno di quelli che il progresso lo rifiuta e con esso disprezza i nuovi mezzi. Confesso sinceramente che la nuova GS ed anche la GS ADV, come scritto nelle mie prove (GS http://marietto.info/?p=29, ADV http://marietto.info/?p=50) mi piacciono parecchio davvero e ci sto facendo un pensiero (se ne riparla tra anni, sia chiaro).

 

Ma i però sono tanti: così tanti soldi? Così tanto peso? Così tanta elettronica? Così tanto tutto?

Prendo sempre in esame moto che mi sono più congeniali, ma penso che anche per le stradali e soprattutto le naked il discorso sia lo stesso.

 

A meno che non se ne faccia un uso altamente specialistico (tolta la pista, non ne vedo altri), i mezzi che sono già in commercio e quelli di cui si sente parlare (BMW S1000 RX e KTM Super Adventure in primis) sono sovradimensionati in tutto; soprattutto, a mio avviso, sfoggiano delle potenze difficilmente giustificabili. Tutti quei cavalli si usano solo in un preciso momento: quando si paga il bollo. Fine.

Sembra quasi che i vari produttori facciano sfoggio dei muscoli delle proprie creature quando in realtà la sostanza vera probabilmente è da un’altra parte: affidabilità, bassi costi di manutenzione, bassi consumi, maggiore sicurezza.

Invece mi pare proprio che le cappelle, in questi ambiti (soprattutto in quanto a qualità e consumi), si sprechino. Senza esclusione di sorta tra le varie grandi case.

 

Per fortuna qualcuno sembra intenzionato a fare qualche passo indietro: vedi Suzuki con la V Strom 1000, (forse) Honda con la tanto attesa nuova Africa, Yamaha con i nuovi tre cilindri (non conosco però i consumi). Speriamo che sia un effettivo primo passo verso dei mezzi che vadano effettivamente incontro al fattore Uomo che, volenti o nolenti, è rimasto quello dai tempi in cui moto, motore, elettronica e tutto il resto era ben lungi dal divenire realtà.

 

A chi, in sostanza, “se ne frega dei trecentoallora. E dei casello-casello.”

 

Fermatevi per un istante a pensare. Forse è venuto il momento di tornare alle motociclette….

 

Buona Strada!

Quella cosa chiamata “motociclismo” – Una riflessione

Non chiedeteci di scendere. Non lo faremo.

E non perché ce lo chiedete e quindi per ripicca, come bimbi bizzosi, faremo l’opposto.

Non lo faremo perché non possiamo rinunciare ad una parte di noi. Non c’è verso, non è possibile.

Scenderemo solo quando saremo sazi. E saremo solo noi a decidere.

 

Non chiedeteci di smettere. Le passioni non si smettono, si vivono.

Non c’è alternativa. Lo faremo nel rispetto degli altri e seguendo le nostre regole.

Smetteremo solo quando arrivare in cima ad un passo non ci farà più sentire nulla.

 

Non chiedeteci di stare attenti. Lo stiamo già facendo.

La pelle è la nostra, quella delle nostre compagne, dei nostri amici. La prima fondamentale regola è tornare a casa, sempre ed interi.

Perché se non lo facciamo non potremo ripartire e dovremo aspettare per vedere quello scorcio, mangiare quel piatto, rivedere quegli amici. Rivivere quelle sensazioni che ci fanno andare, nonostante tutto e tutti. Oltre al “piccolo” dettaglio che, più o meno, dovremo curarci le ammaccature.

 

No, non siamo tutti corsaioli, smanettoni, spericolati. Non continuate a dire così, non è vero. Sarebbe come dire che tutti quelli che vanno allo stadio sono violenti. Non è così. Punto.

Tanti di noi girano il mondo in moto per scelta e non per staccare il tempo sul giro. Non hanno bisogno di sentirsi i migliori perché sono arrivati per primi. Si “accontentano” di godersi ogni centimetro di strada che fanno, di fare mille e mille foto fosse anche ad un filo d’erba, di prendersi in giro perché la mia moto perde i pezzi ma la tua è un cancello, perché la tua è una mucca ma la mia consuma come uno Scania.

 

No, non siamo brutti, sporchi e cattivi. Sporchi a volte sì, soprattutto se si fa off. Ma né più né meno di uno che va per monti in montain bike. Non siamo più brutti, sporchi e cattivi di chiunque altro giri per strada e, anzi, sotto al casco troverete sempre un sorriso.

 

Sì, è vero. Siamo rumorosi. Facciamo caciara sia con le moto che senza. Ma è sempre una caciara allegra, di festa, di sorrisi e battute. I bimbi ci salutano, non corrono via urlando al nostro arrivo. E allora sapete che c’è… Divertitevi con noi. Che male c’è?

 

Sì è vero, quasi sempre diamo un nome alla nostra moto. Perché è giusto così. La moto non è un semplice oggetto, non è solo un mezzo meccanico: è una parte di noi, è quella “cosa” attraverso la quale ci allontaniamo, anche se per poco, dai pensieri di tutti i giorni, che ci collega ed al contempo separa dal mondo, che ci fa conoscere gente e luoghi, che ci permette di danzare sulla strada.

Di fare tutte quelle cose che senza, proprio, non si può stare.

E sì, a volte ci parliamo pure. E parlare con qualcuno che non ha un nome, ammettetelo, è oltremodo scomodo. O no?

 

No, non prendete le distanze. Non siamo diversi da voi che in moto non andate. Sotto a caschi, tute, guanti ed abbigliamenti di ogni genere ci sono quelli che ogni giorno dividono con voi la vita, in tutto e per tutto.

 

Piuttosto, cercate di capire. Anzi, smettete di cercare e capite! Capite perché le frecce alle rotonde (e non solo) non sono una cortesia ma una necessità, perché gli stop non devono essere bucati, perché dovete usare entrambi gli specchietti laterali, perché quando siete in coda dovete stare a destra (questa sì, è una cortesia), perché dovete mettere da parte smartphone/pad/giornali mentre guidate, perché quando vedete un fanale in lontananza e siete fermi ad uno stop è sempre meglio rimanere fermi. In poche parole: quando siete per strada, guidate e pensate a guidare, non baloccate. Sarà tutto molto più facile e sicuro.

 

Sia chiaro, non siamo perfetti. Siamo umani anche noi, più di tanti altri. Ed in quanto tali siamo esageratamente lontani dalla perfezione (meno male dico io, sennò sai che noia). Anche tra di noi ci sono le teste calde, i litigiosi, i poco di buono, quelli che regole anche no, quelli che la pista costa troppo. Varia umanità. Alla fine siamo come voi che in moto non andate.

 

E quando cadiamo… Beh… Quando cadiamo ci facciamo male. E’ un dolore non solo fisico, sia chiaro. Perché quando cadi e ti fai male, tanto o poco che sia, i dubbi vengono: su perché, sul per come, sul com’è andato e come sarebbe potuto andare. E queste domande ce le facciamo prima noi di chiunque altro.

Sappiamo bene quali siano i rischi di questa passione visto che la viviamo più o meno quotidianamente. Ed in fin dei conti è solo facendo le cose che si capisce quali siano i pericoli effettivi.

Dalle due ruote si cade. Questa cosa l’abbiamo imparata quando da piccoli ci avete tolto le “rotine” alla bicicletta, spingendoci ad usarla così, in questa nuova “configurazione”. Quando siamo caduti, ci avete aiutato a rialzarci. Lo facevate per il nostro bene.

Bene. Fate lo stesso ora: non dateci addosso ma aiutateci a rialzarci e ripartire (se è quello che vogliamo fare). Può sembrare strano ma, anche in questo caso, lo farete per il nostro bene.

Se proprio non capite il perché siamo così, perché abbiamo bisogno della nostra moto, di andare in giro… Beh, se proprio non ce la fate, amen. Noi prenderemo ne atto, voi fate altrettanto accettando che per noi questo non è un vezzo, ma una necessità. E’ la nostra scelta, una parte importante della nostra espressione di libertà.

 

Fatelo e sarà tutto più facile.

 

Buona strada a tutti.

 

Ducati Multistrada 1200 Prima Serie – La mia prova

Ave popolo.

Metto su anche questo test sebbene non sia recente.

Ho avuto l’opportunità di provare la Mutistrada 1200 due volte, la prima al concessionario di Lucca e la seconda facendo a scambio di moto con un amico durante una vacanza. In entrambi i casi ho provato la prima serie.

Il test è quindi un mix di riassunto di cose già scritte, copia/incolla e memoria.

1. Estetica

L’estetica, as usual, de gustibus… A me non dispiace anche se trovo la linea molto meno originale e personale della 2V: ha il becco (già visto da altre parti…) anche se in questo caso funge da convogliatore dell’aria, fanale doppio, frecce integrate nei paramani (secondo me era meglio metterle negli specchietti), scarico laterale doppio corto e basso.

Non mi dispiace ma non “spacca”, mettiamola così, come direbbero i Ciovani.

Anche a livello di finiture non è male. La cosa che mi sa un po’ di “povero” è la fanaleria posteriore.

Per il resto, promossa.

2. Da fermi

L’altezza della sella non mi provoca problemi (sono alto 185 cm). Il manubrio è poco più largo di quello della 2V e mi risulta comodo. La prima cosa che noto è la differente distanza, rispetto alla 2V, sella-pedane: o è minore oppure le pedane sono più indietro. Stesso discorso per la larghezza della sella, leggermente maggiore rispetto alla 2V. E, mentre la larghezza della sella al limite può infastidire quando ci si ferma e soprattutto se lo stacco di coscia non è tantissimo, la piega che assumono le gambe mi da sinceramente fastidio.

Anche la zona passeggero sembra molto accogliente, sia come sella che come dimensioni generali. Non l’ho però provata di persona.

Bellissimo il rombo del motore (finalmente!) ed “intrigante” l’effetto scenico della strumentazione in fase di avvio: sembrano i titoli di testa di un film tipo Transformers al cinema con tutte quelle spie e cose varie che si accendono e si spengono.

3. In giro

In entrambi i casi ho percorso delle statali, facendo qualche curvetta e provando anche un minimo di allungo.

Poco da dire se non che la Multi va strabene: motore godurioso ed infinito, ciclistica manco a dirlo, freni esagerati. Il DNA di famiglia è rispettato in pieno.

Entrambe le moto provate (quella del conce di più) soffrivano di un po’ di malumore quando si viaggiava intorno ai 3.000 giri; cosa che mi pare sia stata risolta con la nuova versione.

Molto comoda anche la seduta e la posizione generale in sella, al contrario di quanto avevo pensato inizialmente vista la piega delle gambe.

L’elettronica (purtroppo?) la fa da padrona: tutto è mediato e controllato da centraline varie. Potenza, assetto, controllo di trazione… In uno, in due, con o senza bagagli, sport, touring, rain…

Basta fare un po’ di set up e via. Un po’, grosso modo, come avere un meccanico in tasca da tirare fuori all’occorrenza.

Anche se a me viene in mente un paragone un po’ più culinario: un po’ come avere il Bimby in cucina. Comodo eh… Ed il risultato è sempre buono (seguendo le istruzioni e se il Bimby funziona). Ma la preparazione di un piatto è un’altra cosa.

E questo, ovviamente, non vale solo per la Multistrada.

Come detto, la guida è però piacevole: ottima stabilità (anche se di sicuro le velocità raggiunte non erano tali da mettere in crisi le sospensioni e le gomme), facilità nei cambi di direzione ed anche nella piega, motore che ha un allungo spettacolare e riprende dal basso senza patemi, buona (ma non ottima) protezione dall’aria.

La Multistrada è quindi una moto “totale”? Beh, fatta esclusione per l’off (dove penso possa presentare dei limiti), penso possa prestasi tranquillamente ai viaggi ed allo smanettone che non vuole i semimanubri.

4. Commenti

Però… però… però questa Multi non mi ha emozionato granché. Siamo molto molto lontani dal sorriso (ebete) che avevo quando scesi dalla 2V dopo la prima prova.
Ripeto: ben fatta, comoda, divertente e tutto il resto. Ma non è scoccata quella scintilla che ti fa dire “anche sì”.

Forse per una valutazione più esaustiva servirebbe una prova più lunga e magari avere la possibilità di provarla anche con passeggero.
Se dovessi arrivare a questo tipo di moto da un qualsiasi altro genere, chiaro che la prenderei in seria considerazione insieme a tante altre. Ma, sinceramente, scendere da una 2V per salire sulla 1200… anche no. Non penso che per il tipo di uso che ne faccio io potrebbe darmi così tanto in più rispetto al 2V.
La Franka (1100 S) ha motore a sufficienza e capacità di trasporto che mi permettono di andare in giro senza problemi. Se proprio dovessi cambiare qualcosa, cercherei di aumentare la protezione dall’aria.
Più elettronica, più motore, meno personalità estetica… No, grazie. Mi tengo cara la mia bella 2V.

Ultimo ma non ultimo, un prezzo mica da ridere…

Come scritto nel report della GS: se potessi scegliere tra questa e la tedesca, penso che in questo momento voterei Merkel.

 

A nel futuro e Buona Strada! :)