Quella cosa chiamata “motociclismo” – Una riflessione

Non chiedeteci di scendere. Non lo faremo.

E non perché ce lo chiedete e quindi per ripicca, come bimbi bizzosi, faremo l’opposto.

Non lo faremo perché non possiamo rinunciare ad una parte di noi. Non c’è verso, non è possibile.

Scenderemo solo quando saremo sazi. E saremo solo noi a decidere.

 

Non chiedeteci di smettere. Le passioni non si smettono, si vivono.

Non c’è alternativa. Lo faremo nel rispetto degli altri e seguendo le nostre regole.

Smetteremo solo quando arrivare in cima ad un passo non ci farà più sentire nulla.

 

Non chiedeteci di stare attenti. Lo stiamo già facendo.

La pelle è la nostra, quella delle nostre compagne, dei nostri amici. La prima fondamentale regola è tornare a casa, sempre ed interi.

Perché se non lo facciamo non potremo ripartire e dovremo aspettare per vedere quello scorcio, mangiare quel piatto, rivedere quegli amici. Rivivere quelle sensazioni che ci fanno andare, nonostante tutto e tutti. Oltre al “piccolo” dettaglio che, più o meno, dovremo curarci le ammaccature.

 

No, non siamo tutti corsaioli, smanettoni, spericolati. Non continuate a dire così, non è vero. Sarebbe come dire che tutti quelli che vanno allo stadio sono violenti. Non è così. Punto.

Tanti di noi girano il mondo in moto per scelta e non per staccare il tempo sul giro. Non hanno bisogno di sentirsi i migliori perché sono arrivati per primi. Si “accontentano” di godersi ogni centimetro di strada che fanno, di fare mille e mille foto fosse anche ad un filo d’erba, di prendersi in giro perché la mia moto perde i pezzi ma la tua è un cancello, perché la tua è una mucca ma la mia consuma come uno Scania.

 

No, non siamo brutti, sporchi e cattivi. Sporchi a volte sì, soprattutto se si fa off. Ma né più né meno di uno che va per monti in montain bike. Non siamo più brutti, sporchi e cattivi di chiunque altro giri per strada e, anzi, sotto al casco troverete sempre un sorriso.

 

Sì, è vero. Siamo rumorosi. Facciamo caciara sia con le moto che senza. Ma è sempre una caciara allegra, di festa, di sorrisi e battute. I bimbi ci salutano, non corrono via urlando al nostro arrivo. E allora sapete che c’è… Divertitevi con noi. Che male c’è?

 

Sì è vero, quasi sempre diamo un nome alla nostra moto. Perché è giusto così. La moto non è un semplice oggetto, non è solo un mezzo meccanico: è una parte di noi, è quella “cosa” attraverso la quale ci allontaniamo, anche se per poco, dai pensieri di tutti i giorni, che ci collega ed al contempo separa dal mondo, che ci fa conoscere gente e luoghi, che ci permette di danzare sulla strada.

Di fare tutte quelle cose che senza, proprio, non si può stare.

E sì, a volte ci parliamo pure. E parlare con qualcuno che non ha un nome, ammettetelo, è oltremodo scomodo. O no?

 

No, non prendete le distanze. Non siamo diversi da voi che in moto non andate. Sotto a caschi, tute, guanti ed abbigliamenti di ogni genere ci sono quelli che ogni giorno dividono con voi la vita, in tutto e per tutto.

 

Piuttosto, cercate di capire. Anzi, smettete di cercare e capite! Capite perché le frecce alle rotonde (e non solo) non sono una cortesia ma una necessità, perché gli stop non devono essere bucati, perché dovete usare entrambi gli specchietti laterali, perché quando siete in coda dovete stare a destra (questa sì, è una cortesia), perché dovete mettere da parte smartphone/pad/giornali mentre guidate, perché quando vedete un fanale in lontananza e siete fermi ad uno stop è sempre meglio rimanere fermi. In poche parole: quando siete per strada, guidate e pensate a guidare, non baloccate. Sarà tutto molto più facile e sicuro.

 

Sia chiaro, non siamo perfetti. Siamo umani anche noi, più di tanti altri. Ed in quanto tali siamo esageratamente lontani dalla perfezione (meno male dico io, sennò sai che noia). Anche tra di noi ci sono le teste calde, i litigiosi, i poco di buono, quelli che regole anche no, quelli che la pista costa troppo. Varia umanità. Alla fine siamo come voi che in moto non andate.

 

E quando cadiamo… Beh… Quando cadiamo ci facciamo male. E’ un dolore non solo fisico, sia chiaro. Perché quando cadi e ti fai male, tanto o poco che sia, i dubbi vengono: su perché, sul per come, sul com’è andato e come sarebbe potuto andare. E queste domande ce le facciamo prima noi di chiunque altro.

Sappiamo bene quali siano i rischi di questa passione visto che la viviamo più o meno quotidianamente. Ed in fin dei conti è solo facendo le cose che si capisce quali siano i pericoli effettivi.

Dalle due ruote si cade. Questa cosa l’abbiamo imparata quando da piccoli ci avete tolto le “rotine” alla bicicletta, spingendoci ad usarla così, in questa nuova “configurazione”. Quando siamo caduti, ci avete aiutato a rialzarci. Lo facevate per il nostro bene.

Bene. Fate lo stesso ora: non dateci addosso ma aiutateci a rialzarci e ripartire (se è quello che vogliamo fare). Può sembrare strano ma, anche in questo caso, lo farete per il nostro bene.

Se proprio non capite il perché siamo così, perché abbiamo bisogno della nostra moto, di andare in giro… Beh, se proprio non ce la fate, amen. Noi prenderemo ne atto, voi fate altrettanto accettando che per noi questo non è un vezzo, ma una necessità. E’ la nostra scelta, una parte importante della nostra espressione di libertà.

 

Fatelo e sarà tutto più facile.

 

Buona strada a tutti.

 

Ducati Multistrada 1200 Prima Serie – La mia prova

Ave popolo.

Metto su anche questo test sebbene non sia recente.

Ho avuto l’opportunità di provare la Mutistrada 1200 due volte, la prima al concessionario di Lucca e la seconda facendo a scambio di moto con un amico durante una vacanza. In entrambi i casi ho provato la prima serie.

Il test è quindi un mix di riassunto di cose già scritte, copia/incolla e memoria.

1. Estetica

L’estetica, as usual, de gustibus… A me non dispiace anche se trovo la linea molto meno originale e personale della 2V: ha il becco (già visto da altre parti…) anche se in questo caso funge da convogliatore dell’aria, fanale doppio, frecce integrate nei paramani (secondo me era meglio metterle negli specchietti), scarico laterale doppio corto e basso.

Non mi dispiace ma non “spacca”, mettiamola così, come direbbero i Ciovani.

Anche a livello di finiture non è male. La cosa che mi sa un po’ di “povero” è la fanaleria posteriore.

Per il resto, promossa.

2. Da fermi

L’altezza della sella non mi provoca problemi (sono alto 185 cm). Il manubrio è poco più largo di quello della 2V e mi risulta comodo. La prima cosa che noto è la differente distanza, rispetto alla 2V, sella-pedane: o è minore oppure le pedane sono più indietro. Stesso discorso per la larghezza della sella, leggermente maggiore rispetto alla 2V. E, mentre la larghezza della sella al limite può infastidire quando ci si ferma e soprattutto se lo stacco di coscia non è tantissimo, la piega che assumono le gambe mi da sinceramente fastidio.

Anche la zona passeggero sembra molto accogliente, sia come sella che come dimensioni generali. Non l’ho però provata di persona.

Bellissimo il rombo del motore (finalmente!) ed “intrigante” l’effetto scenico della strumentazione in fase di avvio: sembrano i titoli di testa di un film tipo Transformers al cinema con tutte quelle spie e cose varie che si accendono e si spengono.

3. In giro

In entrambi i casi ho percorso delle statali, facendo qualche curvetta e provando anche un minimo di allungo.

Poco da dire se non che la Multi va strabene: motore godurioso ed infinito, ciclistica manco a dirlo, freni esagerati. Il DNA di famiglia è rispettato in pieno.

Entrambe le moto provate (quella del conce di più) soffrivano di un po’ di malumore quando si viaggiava intorno ai 3.000 giri; cosa che mi pare sia stata risolta con la nuova versione.

Molto comoda anche la seduta e la posizione generale in sella, al contrario di quanto avevo pensato inizialmente vista la piega delle gambe.

L’elettronica (purtroppo?) la fa da padrona: tutto è mediato e controllato da centraline varie. Potenza, assetto, controllo di trazione… In uno, in due, con o senza bagagli, sport, touring, rain…

Basta fare un po’ di set up e via. Un po’, grosso modo, come avere un meccanico in tasca da tirare fuori all’occorrenza.

Anche se a me viene in mente un paragone un po’ più culinario: un po’ come avere il Bimby in cucina. Comodo eh… Ed il risultato è sempre buono (seguendo le istruzioni e se il Bimby funziona). Ma la preparazione di un piatto è un’altra cosa.

E questo, ovviamente, non vale solo per la Multistrada.

Come detto, la guida è però piacevole: ottima stabilità (anche se di sicuro le velocità raggiunte non erano tali da mettere in crisi le sospensioni e le gomme), facilità nei cambi di direzione ed anche nella piega, motore che ha un allungo spettacolare e riprende dal basso senza patemi, buona (ma non ottima) protezione dall’aria.

La Multistrada è quindi una moto “totale”? Beh, fatta esclusione per l’off (dove penso possa presentare dei limiti), penso possa prestasi tranquillamente ai viaggi ed allo smanettone che non vuole i semimanubri.

4. Commenti

Però… però… però questa Multi non mi ha emozionato granché. Siamo molto molto lontani dal sorriso (ebete) che avevo quando scesi dalla 2V dopo la prima prova.
Ripeto: ben fatta, comoda, divertente e tutto il resto. Ma non è scoccata quella scintilla che ti fa dire “anche sì”.

Forse per una valutazione più esaustiva servirebbe una prova più lunga e magari avere la possibilità di provarla anche con passeggero.
Se dovessi arrivare a questo tipo di moto da un qualsiasi altro genere, chiaro che la prenderei in seria considerazione insieme a tante altre. Ma, sinceramente, scendere da una 2V per salire sulla 1200… anche no. Non penso che per il tipo di uso che ne faccio io potrebbe darmi così tanto in più rispetto al 2V.
La Franka (1100 S) ha motore a sufficienza e capacità di trasporto che mi permettono di andare in giro senza problemi. Se proprio dovessi cambiare qualcosa, cercherei di aumentare la protezione dall’aria.
Più elettronica, più motore, meno personalità estetica… No, grazie. Mi tengo cara la mia bella 2V.

Ultimo ma non ultimo, un prezzo mica da ridere…

Come scritto nel report della GS: se potessi scegliere tra questa e la tedesca, penso che in questo momento voterei Merkel.

 

A nel futuro e Buona Strada! :)

BMW GS ADV MY 2014 – La mia prova

Non poteva mancare la prova della “tedescona” (nel senso motociclistico del termine).

Complice la Franka ferma ai box per una sessione di estetista e vista la splendida giornata, penso che quasi quasi avrei anche voglia di provare qualche motoretta; avendo poi tutto il giorno libero, faccio la lista: BMW R 1200 GS ADV, Triumph Tiger Sport, Yamaha Super Tenere’, Ducati Monster 1200.

In zona Lucca i concessionari BMW, Triumph e Yamaha sono ad un tiro di schioppo l’uno dall’altro; per la prova del Monster vorrei andare a Pisa in modo da fare la prova “lunga”, tenendo la moto nell’orario di chiusura del concessionario. Telefonando prima di andare però mi fanno presente che saranno chiusi nel pomeriggio e quindi niente prova lunga; decido allora di non testare per nulla la moto visto che che provare un mezzo per mezz’ora in una zona dove le uniche curve sono le rotonde non mi pare abbia un grande senso.

Ed allora opto per iniziare con la BMW.

1. Estetica

Anche questa come la sorella minore (qui http://marietto.info/?p=29 la mia prova) è inconfondibilmente GS: becco, fanali asimmetrici, boxer, cardano. Riconoscibile tra 1000 moto in sfilata.

Le dimensioni sono sensibilmente maggiori della versione standard, soprattutto all’anteriore dove trova alloggio il serbatoio da 30 lt e dove spiccano i para colpi ed un plexiglass maggiorato. Dalla seduta alla targa l’estetica è quella, se non fosse per le staffe delle borse in alluminio, montate sul modello in prova (ma ASSOLUTAMENTE non di serie).

A differenza dell’altra, la cui estetica non mi aveva particolarmente colpito in positivo, questa non mi dispiace affatto. Forse per la mancanza delle plastiche laterali anteriori che mi sanno molto di posticcio, la ADV dal punto di vista estetico è promossa. Almeno per me, sia chiaro.

 

2. Da fermi

Così come al volo si capisce con quale moto si a che fare, altrettanto velocemente se ne apprezza la mole.

La tedesca mi aspetta nel piazzale del concessionario. Dopo una veloce spiegazione da parte del commerciale, posso finalmente mettere le mani sulla moto.

E’ parcheggiata sul cavalletto centrale e devo dire che l’altezza della sella mi impressiona abbastanza. A occhio e croce, penso che la seduta arrivi al metro. Non male…

La accendo in modo da far scaldare il motore (ed anche per gustarmi un po’ il sound che male non fa) mentre finisco di vestirmi.

Bene, sono pronto, scendiamola dal cavalletto. Purtroppo c’è una moto parcheggiata dalla parte opposta al cavalletto laterale per cui non posso fare questa operazione dal lato giusto. Abbasso comunque l’appoggio (non si sa mai) e fatico un po’ per tirarla giù dal centrale.

E’ oggettivamente pesante. L’imponenza non è solo “visiva”.

Salgo su e tutto è proprio lì dove ti aspetti che sia: il triangolo sella-pedane-manubrio mi consente una buona posizione di guida, il display è facilmente consultabile e tutti i vari comandi (ce ne sono davvero un milione!) sono facilmente raggiungibili.

Tolgo il cavalletto: il peso viene confermato e si capisce che nelle manovre da fermo e/o a passo d’uomo (parcheggi, inversioni e simili) ci sarà da prestare una grossa attenzione a quello che si fa. Andare in terra è un volo (sotto vari punti di vista) e non sarebbe piacevole.

Seduto, piedi a terra: confermo la prima impressione della buona posizione in sella ed anche l’altezza della sella: sono alto 185 cm e non poggio l’intera pianta a terra.

Ed ora è tempo di strada!

 

3. In giro

Memore della prova della GS “base” dove ebbi dei problemi a partire a causa della non dimestichezza nell’uso del gas elettronico, procedo con (molta) cautela.

Appena messa in movimento, la GS indossa subito l’abito da bicicletta. E’ veramente sorprendente come, anche a velocità molto bassa, l’equilibrio sia veramente eccezionale. Si guida veramente con il pensiero.

Mi avvio verso il tratto che ho scelto come test (per chi è della zona: da Guamo verso il Compitese) che mi dovrebbe permettere, nel poco tempo che avrò a disposizione, di fare qualche curva, un paio di tornanti e qualche allungo. Un mini test, ma completo.

Mi inserisco nel traffico e le doti dinamiche di leggerezza ed equilibrio nella guida sono confermate ancora una volta: riesco tranquillamente a scivolare nel flusso dei veicoli come se guidassi un mezzo di taglia molto inferiore a questa. Anche il motore rivela subito un’ottima elasticità, riuscendo a girare senza strappi anche a regimi e velocità basse, pur usando marce dalla 3° in su. Ottima presentazione.

I comandi sono tutti raggiungibili in modo pratico e mi viene confermata l’impressione avuta con la versione base: la pedalina del cambio è lontana dall’appoggio del piede. E di scarpa indosso un 43/44, non sono proprio Cenerentola.

Proseguo il tour e finalmente riesco a guidare un po’ più sciolto, facendo qualche curvetta “interessante”. La GS non fa una grinza anche se tento di strapazzarla un po’: segue le traiettorie, scende in piega e fa tutto quello che le viene chiesto senza lamentarsi mai.

Cambio e frizione sono molto morbidi e facilmente attuabili.

Appena posso do un po’ di gas in più ed il motore risponde prontamente, dimostrando un’ottima ripresa (non posso provare troppo l’allungo per motivi di spazio, traffico, strada e soprattutto sicurezza mia e degli altri).

Grazie ad un simpatico avventore di un bar sono costretto a fare una frenata molto brusca. Anche il reparto freni è decisamente ok.

Protezione dall’aria: apro la mentoniera del casco e, con il cupolino alzato al massimo, mi rendo conto che si creano delle turbolenze fastidiose proprio ad altezza naso. Che strano…

Guido in piedi per un pezzo (solo perché fa figo…): anche da questa posizione, è tutto lì dove deve stare e la guida rimane fluida.

L’unico appunto che mi sento di fare è la sensazione che in I e II marcia il motore si “imballi” un po’ viaggiando a velocità costante, che costringa o a dare ancora gas o a cambiare; cosa che invece non succede in marce più alte. Diciamo che la GS incita a dare del gas a marce basse, un po’ come se dicesse “ciccio… deciditi… dai del gas o te la fai tranquilla ‘sta strada?”. Però in tedesco…

 

4. Commenti

Come la sorella “minore”: tanta tanta tanta roba.

Che faccia moda e che in tanti la comprino per dire che hanno la GS, ADV poi, lo si sa. Ma è veramente un grande mezzo.

Alla fine non so quanto valga la pena prendere questa piuttosto che l’altra visto che, se non sbaglio, l’unica cosa che davvero da in più è la mappa ENDURO. E, a meno che non siate dei manici VERI, vi ci voglio vedere a fare off con un bestione del genere…

Comoda, spaziosa, accogliente, sicura, con ottime capacità di carico. Lista degli optional degna di un’auto. Bel motore, ottima ciclistica. Non posso dare una valutazione diretta sui consumi.

Di contro, grossa, alta, pesante, diciamo impegnativa. E con un costo elitario. Considerando gli optional montati sopra, la GS provata veniva circa a circa 90€ al chilo… Un po’ tantino.

Alcune noie: l’azionamento delle frecce (ora montato su un solo lato del manubrio invece che su due) è talmente morbido che non si capisce se l’indicatore di direzione è stato inserito o no. Il paratacco è troppo vicino al centro della pedana per cui il tacco, alla fine, non viene parato.

Mi pare sia tutto. Ah, no: buona strada :D

 

PS: non ho provato la Tiger Sport perchè al conce c’era solo il meccanico e ci si deve accordare prima col commerciale; la Yamaha invece aveva deciso di togliere le assicurazioni alle moto a giugno. Va beh… Forse le moto nuovo le fanno provare a gennaio…