YAMAHA NIKEN MY 2018 – La mia prova

Aahhahahah sacrilegio!!! Una moto a tre ruote!!! Non si può chiamare moto!!! E’ un obbrobrio!!! Un se po guardà, è brutta tremenda, non ha senso, ma che l’hanno fatta a fare… e via così.

Erano anni che aspettavo che qualcuno si decidesse a fare una moto del genere. ANNI. Soprattutto dopo aver battuto una bella boccata sull’asfalto francese nel 2014 (boccata però da cui nacque QUESTA riflessione), a causa di una bella striscia di sporco precisa precisa proprio in percorrenza di curva. Cosa questa che mi ha lasciato un certo timore nell’affrontare le curve, soprattutto a dx.

Avere due ruote anteriori, pensavo, potrebbe dare quella sicurezza in più per guidare maggiormente rilassati e, quindi, alzare anche la soglia del divertimento. Perché nessuno tira su un progetto di una moto, magari da turismo, con due ruote anteriori?

Ed alla fine qualcuno l’ha fatto… Alleuja!

Vediamo un po’…

ESTETICA

La Niken di fatto è “derivata” dalla MT09 ed in parte dalla Tracer, con cui condivide tutto il retrotreno ed una parte della componentistica (oltre al motore). Per cui l’estetica posteriore è quella. E sinceramente non dispiace.

L’anteriore è del tutto nuovo. Le due ruote (15”), il muso, il largo spazio tra le forcelle ed i passaruota (non penso di poterli chiamare parafanghi), manubrio, cupolino. Tutto. Ed a me (avrò forse uno spiccato gusto dell’orrido?) piace. Sarà che mi ricorda i mezzi dei film e cartoni di fantascienza… Ma a me piace proprio.

Ok, faccio un salto dall’oculista…

Di sicuro è qualcosa di nuovo. Su questo i dubbi sono pari a zero.

DA FERMI

Scordatevi un mezzo ENORME come ve lo aspettate. Non lo è. La parte posteriore alla fine è quella di una naked di media cilindrata e sedendosi sopra non si ha l’impressione che davanti ci siano due ruote.

Causa altezza (185 cm), sto leggermente incurvato in avanti. Ma la sella, sia per me che per il passeggero, è accogliente e comoda, più di quanto mi sarei aspettato. Le pedane non sono così vicine alla seduta per cui le gambe non risultano troppo piegate (lo stesso per il passeggero). Il manubrio è abbastanza largo ma, attenzione attenzione, la larghezza massima (che è proprio quella del manubrio) è di soli 3 cm maggiore della Tracer, 1.5 cm per lato. Poco o nulla, in pratica.

Le leve sono un po’ bruttarelle ma facili da azionare (il freno ha un mordente notevole), i comandi sul manubrio (Niken ha fari a led, cruise e quickshift solo a salire, di serie) sono assolutamente std. Complessivamente è un mezzo ben fatto.

Capitolo sospensioni anteriori: tanta roba. Ho partecipato alla prova organizzata da Yamaha Italia che, prima di partire, ci ha parlato un po’ del mezzo e, un po’ per questo un po’ per la guida, mi sono reso conto che il progetto e lo sviluppo di un’architettura del genere non sono per niente banali. L’unico dubbio è la manutenzione. In quel poco spazio c’è davvero tanta roba, un sistema intero che si muove di continuo, sollecitato in da e verso ogni direzione. La domanda sulla durata e sui costi di esercizio è più che legittima.

Finito di girarci intorno e di parlare con l’organizzazione, è tempo di andare.

Per info: la prova si è svolta a Rieti, dal parcheggio dello stadio fino in cima alla salita del Terminillo, and back.

IN GIRO

Prima raccomandazione fatta dai ragazzi di Yamaha: ricordatevi che questa è una moto e non sta in piedi da sola! A quanto pare, alcune delle persone che l’hanno provata si sono lasciate fuorviare dal nuovo tipo di avantreno e, arrivati agli stop o al momento della riconsegna, invece di mettere giù un piede o il cavalletto, hanno messo giù la moto. E leggenda narra anche di una coppia a cui era preso parecchio bene in quanto a pieghe e fluidità del motore e che si è ritrovata a fare un tornante in 5°… Facendo il fianco della moto contro un guardrail… Di fenomeni c’è pieno il mondo.

Messa giù la prima e prendendo bene la misura del gas, cerco di capire quale sia la reale inerzia di tutto il baraccone che c’è davanti che, ripeto, una volta saliti in sella sparisce dalla visuale. Zigzagando qua e là, si percepisce un po’ di “pigrizia” in più rispetto ad una moto “normale”, ma neanche poi tanto in più.

Iniziando la salita e prendendo di proposito qualche buca e tombino, si inizia ad apprezzare la differenza tra avantreno std e “bipede”. Se anche la moto si “scompone”, recupera l’equilibrio al volo. Il che si traduce in una spettacolare aderenza. L’angolo di piega massimo, dato da cui sono partiti per il progetto, è di 45°. Non poco. Non fa differenza prendere sconnessioni, sporco o altro a moto dritta o piegata: la confidenza che deriva dall’avere il sistema LMW (Leaning Multi Wheeler) permette di guidare tranquilli in qualsiasi situazione.

Scendere in piega è molto facile e le velocità di percorrenza sono da subito buone anche se si è appena saliti sul mezzo. Il meglio, a mio parere, si ottiene guidando fluidi, senza cercare di spigolare troppo.

La frenata, un altro punto parecchio sotto esame visto il peso non piuma, è promossa a pieni voti. Forse un po’ poco modulabile ma di sicuro non lunga.

In varie occasioni, con moto piegata, ho cercato di capire dove fosse il trucco: frenando, correggendo, dando gas ma… nulla! L’avantreno rimane piantato lì dove si mette, non si sposta di un millimetro. E allora sai che c’è? Non rimane che divertirsi abbestia!!!

Capitolo motore: davvero un bel giocattolino. Non sono uso al tre cilindri (ho sempre guidato bicilindrici) ma devo dire che questa unità non è male per niente. Già da regimi bassi gira molto bene, sempre pronta a riprendere senza strappare. Il tre cilindri è elastico al punto giusto e con una bella birra in alto. Peccato per il quickshift solo a salire ed azionabile dai 4000 giri in su.

Giro finito, si rientra. Col sorriso sulle labbra, però.

IN CONCLUSIONE

La Niken è uno S P E T T A C O L O vero verissimo!!! Divertente da subito, sicura, con una ciclistica unica ed un motore ottimo.

Erano anni che non guidavo qualcosa di così divertente ed innovativo. Che sia l’inizio di una nuova famiglia di moto?

A fine prova chiesi quali potessero essere gli sviluppi e l’idea di una GT, poi confermata all’EICMA, era già nell’aria. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

Una nota a margine: se ricordo bene le moto in prova erano 18, con 3 “guide”, uno da apri gruppo, uno in mezzo, uno in fondo. Alla partenza, conoscendo la mia andatura e soprattutto visto che era una prova, ho cercato di rimanere in fondo ma mi sono ritrovato in mezzo. E la gente, pur di passare, ha fatto di quei sorpassi che davvero era da levargli la moto subito e farli tornare a casa a piedi. La prova, dopo 32 nanosecondi, si è trasformata in un GP, tanto in salita quanto in discesa. Ma perché???

Buona Strada ed alla prossima!

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